Monthly Archives: Gennaio 2012

Morti sospette

Category : Uncategorized

Non so voi, ma io da qualche tempo mi pongo una domanda a cui vorrei e saprei dare una risposta, ma che non mi dò perchè penso di esagerare o meglio ancora di essere l’unico a darsela, considerato che dell’argomento che stiamo per trattare nessuno se ne è mai occupato.
La fatidica domanda che mi pongo è questa:
E’ possibile che in un paese come Torre Faro l’incidenza delle morti cosiddette da “cancro” sia talmente elevata da superare nettamente le altre cause di morte? E’ possibile che tale terribile evento costituisca la normalità e non possa, invece, essere ricollegato ad un o più fattori scatenanti che magari, in un passato non più recente, hanno caratterizzato il territorio?
Premetto che non ho a disposizione alcun dato – se non quello obiettivo che, purtroppo, in ogni famiglia di Torre Faro o quasi vi sono stati decessi dovuti a patologie neoplastiche – e “forse” lo scopo della trattazione di questo argomento è proprio quello di sollecitare e sensibilizzare chi di dovere, affinchè dia delle risposte convincenti alle suddette domande.
Io, comunque, un’idea me la sono fatta e – questa è la risposta alla fatidica domanda – penso che non sia un’azzardo ipotizzare che la causa dell’incidenza elevata delle morti da cancro abbia a che fare con l’amianto dei cantieri ex Seaflight e con le onde elettromagnetiche del Pilone, aree queste ultime, oggi, tanto contese quanto inutilizzate ed abbandonate alla mercè di chicchessia (persone ed animali). Niente paura, oggi in queste aree l’amianto contenuto nei pannelli di eternit posti a copertura degli ex cantieri Seaflight è stato smaltito, mentre i fili del Pilone sono stati da tempo tolti, ma come spiegherò innanzi gli effetti della loro presenza si possono palesare anche a distanza di 40 anni.           
Per quel che riguarda l’amianto occorre precisare che, con la legge n. 257 del 1992, è stata vietata nel nostro Paese l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, prodotti di amianto o contenenti amianto. La disciplina in questione è così drastica nel sancire il divieto, che si potrebbe avere l’impressione di essere, ormai, al sicuro dal pericolo amianto. Purtroppo così non è stato e non lo è ancora.
L’amianto disseminato sul territorio non si può far scomparire, non a caso la parola amianto deriva da “asbestos” che in greco significa perpetuo ed inestinguibile.
L’amianto (o asbesto) è un minerale che si trova in natura sotto forma fibrosa. Le fibre di cui è composto possono avere un diametro più piccolo di quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare e la loro inalazione può provocare malattie gravi, quali: asbestosi, mesotelioma, carcinomi polmonari, tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e di altre sedi.
Le patologie causate dalla respirazione di fibre di amianto sono tutte caratterizzate da tempi di latenza molto lunghi. Dall’esposizione al manifestarsi della malattia possono trascorrere diverse decine di anni.
In altre parole, anche se l’amianto oggi scomparisse del tutto dalla superficie terrestre, dovrebbe passare, comunque, molto tempo (circa quarant’anni) prima di poter stimare il numero complessivo delle sue vittime.
Non esiste una soglia minima di rischio nell’esposizione ad amianto, anche una sola, infinitesimale fibra può provocare, in chi la inali – e ciò anche a distanza di decenni – mesotelioma (soprattutto pleurico e peritoneale).
PER TUTTE LE PATOLOGIE PROVOCATE DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO NON ESISTE A OGGI ALCUNA TERAPIA, E TUTTE SONO MORTALI.
Tutt’altro discorso bisogna fare per le onde elettromagnetiche, in quanto il dibattito circa l’influenza delle stesse sulla nostra salute permane vivace e controverso e provoca ricorrenti allarmismi nell’opinione pubblica, frastornata dai presunti rischi cancerogeni incombenti nei pressi di una linea elettrica.
Le radiazioni elettromagnetiche, in base alla loro frequenza, si dividono in radiazioni non ionizzanti e radiazioni ionizzanti. Sgombriamo subito il campo da queste ultime, come ad esempio i raggi X e le radiazioni gamma sicuramente cancerogeni, perché si tratta di radiazioni in grado di trasferire agli elettroni presenti negli atomi della materia colpita, un’energia superiore a quella che li lega al loro atomo di appartenenza, distaccandoli. A causa di tale distacco l’atomo non risulterà più elettricamente neutro, perché è stato alterato l’equilibrio tra le cariche positive del nucleo, rappresentate dai protoni e le cariche negative degli elettroni, dando origine a uno ione. Quando una radiazione elettromagnetica possiede un’energia tale da colpire la materia producendo ioni,
prende il nome di radiazione ionizzante, ed è in grado di innescare la cancerogenesi.
Quando, invece, le radiazioni elettromagnetiche non hanno energia sufficiente a staccare le cariche elettriche dall’atomo, vengono definite radiazioni non ionizzanti, che oggi presentano un vasto campo di applicazioni, in continuo aumento. Basti pensare agli impieghi dell’energia elettrica, alle onde radiotelevisive, ai radar, alle apparecchiature mediche (dalla marconiterapia alla risonanza magnetica), alla telefonia fissa e mobile.
Spesso l’energia emessa da tali sorgenti non viene completamente utilizzata, ma si distribuisce in quantità variabile nell’ambiente, innalzando anche considerevolmente i valori del fondo elettromagnetico naturale dato da sorgenti come il sole, i fulmini e i raggi cosmici.
Da tempo la ricerca scientifica si è intensamente attivata per scoprire se l’esposizione alle radiazioni non ionizzanti comporti dei rischi per la salute, in particolar modo se possa provocare l’insorgenza di tumori. Ma i risultati di questa infinità di ricerche non consentono, ad oggi, di affermare con certezza, ma neanche di escludere con altrettanta certezza, l’esistenza di tali rischi.
Siccome questa incertezza scientifica è causa di crescente apprensione nell’opinione pubblica fino a provocare reazioni emotive esagerate rispetto ai dati in nostro possesso, gli scienziati consigliano di predisporre misure preventive anche in assenza di prove certe sui danni alla salute, specie per le esposizioni a lungo termine. In presenza, quindi, di studi discordanti, fra chi sostiene l’innocuità e chi la pericolosità dei campi elettromagnetici, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia di applicare il cosiddetto “principio di precauzione”.
Al giorno d’oggi, pertanto, anche se la probabilità di ammalarsi di cancro a seguito dell’esposizione ad onde elettromagnetiche non è stata scientificamente accertata, tuttavia non si può neanche escluderlo con certezza assoluta. Tuttavia la mancanza di conoscenze scientifiche certe non deve rappresentare un alibi per rinviare le misure di prevenzione, secondo il già citato principio di precauzione, in base al quale si possono adottare subito provvedimenti per la protezione dalle onde elettromagnetiche non ionizzanti.
Da quanto sopra emerge che, mentre è sicuro che l’amianto contenuto nei pannelli di eternit posti a copertura dei cantieri Seaflight – da tempo smaltito ma i cui effetti possono protrarsi per decenni – può costituire la causa di molte patologie neoplastiche mortali, altrettanto non si può dire per le onde elettromagnetiche portate dai fili del Pilone – da qualche decennio rimossi -, ma non per questo non vale il vecchio detto “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.
E’ ovvio, però, che per dimostrare il nesso causale tra le patologie neoplastiche – cause di parecchi decessi soprattutto nella zona nord di Torre Faro – e la presenza in passato dei suddetti fattori scatenanti sarebbe opportuno fare ulteriori approfondimenti che esulano dalle competenze di chi scrive, ma che sicuramente non possono non riguardare l’incidenza che le suddette patologie hanno sulla mortalità nel resto del territorio, quantomeno, del Comune di Messina.
Forse è troppo proporre una “class action”, ma sicuramente un risposta a questa gente è dovuta. 


Anche un nostro compaesano sequestrato dai pirati. Origine e motivi “dell’affare” ignobile attacco alla personalità umana

Category : Uncategorized

Sembrerà strano, ma ancora oggi esiste la pirateria e sembra, purtroppo, che non si riesca a contrastarla, o, quantomeno, che si riesca a contrastarla solo parzialmente. E’ possibile che questi “neopirati” agiscano più o meno indisturbatamente e riescano, salvo casi sporadici, a portare a compimento i loro intenti? Per comprendere l’annoso problema, a parere di chi scrive, è necessario chiedersi chi sono questi soggetti, che cosa li ha spinti a mettere in atto siffatti sequestri e da chi sono manovrati.
La maggior parte delle informazioni sui pirati somali che si può trovare in rete risale al periodo 2008/2009 quando l’attenzione dei media su questo fenomeno raggiunse livelli molto alti. La pirateria nel Golfo di Aden, la zona di mare compresa tra la Somalia e lo Yemen dove il Mar Rosso incontra il Mar Arabico e quindi l’Oceano Indiano, è iniziata negli anni ’90 con la caduta del governo di Siad Barre e il conseguente scoppio della guerra civile.
Da allora la Somalia non ha mai più trovato la pace e ancora oggi è teatro degli scontri tra i signori della guerra, gruppi islamici radicali affiliati ad al Qaeda come al-Shabab, mentre il Governo Federale di Transizione ha il controllo soltanto di un quartiere periferico della capitale Mogadiscio.
In questo contesto di totale assenza di potere nascono i pirati somali. Inizialmente si tratta di pescatori locali che hanno imbracciato le armi per difendere le proprie coste dalle navi straniere, le quali, approfittando della situazione, utilizzavano le acque somale per praticare pesca intensiva o scaricare a mare rifiuti tossici. Non è difficile immaginare uno scenario del genere dal momento che ci è stato svelato dall’inchiesta della giornalista italiana Ilaria Alpi uccisa nel 1994 in Somalia insieme al suo operatore Miran Hrovatin, mentre stava indagando su un traffico di armi e rifiuti tossici in cui erano coinvolti anche apparati dei servi segreti italiani, l’esercito e la mafia.
Con il perdurare del conflitto diventò sempre più difficile per la popolazione riuscire a sopravvivere e i pescatori si resero conto che sequestrando gli equipaggi delle imbarcazioni straniere e chiedendo un riscatto si potevano guadagnare facilmente molti soldi.
Nel 2006 e fino al 2008/2009 c’è stata una crescita esponenziale di questo fenomeno, sia per il numero di persone coinvolte, i signori della guerra furono attratti dal guadagno facile della pirateria, sia per l’innalzamento dell’obiettivo, venivano attaccate navi sempre più grandi fino ad arrivare ai cargo da migliaia di tonnellate del commercio internazionale.
La capitale mondiale dei pirati è Eyl un vecchio avamposto di pescatori da 7.000 anime nella regione Nugal, 300 miglia a sud del Corno d’Africa. Nel 2008 nel porto di Eyl si potevano trovare attraccate fino a 12 navi straniere contemporaneamente. Come raccontarono Xan Rice e Abdiqani Hassan sul Guardian “in un paese devastato dalla guerra dove la vita costa poco e la speranza è rara, ogni sequestro riuscito portava sempre più giovani nel villaggio con l’intento di cercare fortuna in mare”. Al pagamento del riscatto non è raro vedere i pirati scorazzare per la città con i fuoristrada lanciando banconote per festeggiare.
In quel periodo la comunità internazionale iniziò a cambiare alcune regole della legislazione marittima e si strinsero accordi bilaterali che consentirono alle marine militari di inseguire e catturare i pirati anche all’interno delle acque territoriali della Somalia. Per evitare problemi diplomatici il Kenya si offrì per ospitare la galera dove rinchiudere i pirati arrestati.
Quando nel 2009 le forze armate statunitensi riuscirono a liberare il capitano di una nave tenuto in ostaggio e a uccidere tre pirati somali, il presidente Obama si complimentò per l’operazione e promise che avrebbe “arrestato l’aumento della pirateria nella regione”. Un anno prima il presidente francese Nicolas Sarkozy fece una promessa simile, anche in quel caso le forze speciali francesi avevano appena liberato due ostaggi. Da allora però l’attenzione dei media si è spostata altrove, i pirati sono usciti dalle scalette dei tg, ma le loro azioni si sono moltiplicate ed anche il riscatto richiesto per le navi sequestrate è cresciuto: secondo un rapporto della società Geopoliticity, se nel 2005 bastavano 150.000 dollari per far liberare una nave ora in alcuni casi ne occorrono anche più 5 milioni. Risultato, il guadagno annuo dei pirati si aggira intorno ai 200 milioni di dollari ed i costi annuali sostenuti dalle compagnie mondiali di trasporti a causa della pirateria, compresi i danni e i ritardi, sono difficili da calcolare, ma secondo alcune stime potrebbero ammontare ad una cifra compresa tra i 10 e i 15 miliardi di dollari.
Oggi i pirati somali stanno vivendo una nuova stagione favorevole: le flotte dei paesi della Nato sono principalmente impegnate in Libia così l’Oceano Indiano, il Mar Arabico e il Golfo di Aden restano incontrollati. Inoltre, hanno affinato le proprie capacità nell’usare la tecnologia come rivelatori GPS, telefoni satellitari, e programmi informatici per intercettare e tradurre simultaneamente le comunicazioni del commercio internazionale e individuare così rotte e posizioni delle navi cargo.
Dal quadro sopra descritto emerge che quello della neopirateria è un “affare” troppo grosso per essere semplicemente accantonato dai signori della guerra (oramai costituiti in vere e proprie multinazionali con sedi sparse ovunque !!!!!!), ma è pur vero che, a parere di chi scrive, è facilmente risolvibile sol che si voglia risolvere il problema alla radice. E’ pur vero che la Somalia non è la Libia o l’Iraq !!!!! non occorre aggiungere altro sarebbe alquanto superfluo.
Questa redazione augura alle famiglie dei marinai sequestrati, in particolare a quella dell’allievo ufficiale Longo Valentino, la pronta liberazione dei loro cari, che possano ritornare sani e salvi da questa brutta avventura.    

Mareggiate d’altri tempi

Category : Uncategorized

Era da tempo immemorabile che non si assisteva ad una mareggiata come quella che si è abbattuta nei giorni scorsi sulle spiagge di Torre Faro, così imponente e violenta da trasformare, addirittura, la morfologia degli arenili, soprattutto di quelli della parte tirrenica. Fortunatamente non vi sono stati ingenti danni, ma non vi è dubbio che il perdurare dei marosi avrebbe, quantomeno, provocato seri problemi alla circolazione sulla via Circonvallazione Tirrenica, dove il mare ha raggiunto i margini della sede stradale. Forse è giunto il momento per i nostri amministratori di incominciare a prendere qualche provvedimento.        

Torre Faro divisa in due, in tutti i sensi (Faroti di serie A e di serie B):

Category : Uncategorized

Da parecchi anni una parte degli abitanti di Torre Faro – grazie ai suoi amministratori – è costretta a sopportare l’isolamento dovuto ad un cattivo sistema di viabilità predisposto nel tratto di strada compreso tra l’incrocio via Lanterna/via Pozzo Giudeo e l’incrocio via Lanterna/via Fortino. Tale sistema che prevede, a differenza di quanto accadeva in passato, un solo senso di circolazione (sud-nord), penalizza inevitabilmente gli abitanti della zona nord che per poter accedere alla parte del villaggio in cui insistono la maggior parte degli esercizi commerciali sono costretti a percorrere con i propri mezzi alcuni chilometri, con notevole dispendio di tempo e denaro. Vero è che l’attuale viabilità torna a vantaggio (anche se non ne sono tanto convinto – n.d.r.) dei numerosi villeggianti e turisti che nel periodo estivo invadono la ridente località, ma altrettanto vero è che ciò provoca non pochi problemi e disagi a chi vi risiede stabilmente. Ora non si vuole sostenere che l’interesse turistico – pur sempre volano dell’economia – non sia quello preminente per il paese, ma senza dubbio può essere contemperato con quello – di maggiore comodità, praticità e, perchè no, economicità –  di chi vi abita. Forse non è il caso di mettere un impianto semaforico all’incrocio tra via Lanterna/via Pozzo Giudeo ed all’incrocio tra via Fortino/via Lanterna che consenta il senso di marcia alternato per l’immissione nella via Pozzo Giudeo che, a questo punto, dovrebbe percorrersi, almeno sino all’incrocio con la via Scuole, con direzione mare-monti? E’ pretendere troppo attuare ciò, quantomeno, nel periodo di bassa stagione?   

Anche Torre Faro ha il suo campione

Category : Uncategorized

Qualche settimana fà si sono disputati nella palestra della Scuola Media Statale “Evemero da Messina” di Torre Faro i campionati nazionali di Kyokushinkai – letteralmente, “associazione per l’estrema verità” – che è uno stile di karate fondato dal maestro Masutatsu Ōyama (Grande Montagna) (1923-1994) e ufficialmente iniziato nel 1961, in occasione dell’apertura di un dojo a Los Angeles, sebbene Oyama fosse noto anche fuori dei confini del Giappone, e in particolare negli Stati Uniti, già dagli anni cinquanta. La combattuta competizione ha visto vincitore nella sua categoria un ragazzo di Torre Faro (M.G.), a dire degli esperti del settore, più che una promessa della nobile arte marziale.

Nasce il Blog di Torre Faro

Category : Uncategorized

Oggi nasce il Blog di Torre Faro il quale si prefigge lo scopo di mettere in risalto, non solo le qualità e le potenzialità del nostro territorio, ma anche le problematiche che lo affliggono. Il Blog, pertanto, si propone, attraverso  i commenti ed i consigli degli utenti, di sensibilizzare e, perchè no, sollecitare gli amministratori ad adoperarsi per lo sviluppo ecosostenibile del territorio e la risoluzione delle varie problematiche.    

Categorie