Morti sospette

Morti sospette

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Non so voi, ma io da qualche tempo mi pongo una domanda a cui vorrei e saprei dare una risposta, ma che non mi dò perchè penso di esagerare o meglio ancora di essere l’unico a darsela, considerato che dell’argomento che stiamo per trattare nessuno se ne è mai occupato.
La fatidica domanda che mi pongo è questa:
E’ possibile che in un paese come Torre Faro l’incidenza delle morti cosiddette da “cancro” sia talmente elevata da superare nettamente le altre cause di morte? E’ possibile che tale terribile evento costituisca la normalità e non possa, invece, essere ricollegato ad un o più fattori scatenanti che magari, in un passato non più recente, hanno caratterizzato il territorio?
Premetto che non ho a disposizione alcun dato – se non quello obiettivo che, purtroppo, in ogni famiglia di Torre Faro o quasi vi sono stati decessi dovuti a patologie neoplastiche – e “forse” lo scopo della trattazione di questo argomento è proprio quello di sollecitare e sensibilizzare chi di dovere, affinchè dia delle risposte convincenti alle suddette domande.
Io, comunque, un’idea me la sono fatta e – questa è la risposta alla fatidica domanda – penso che non sia un’azzardo ipotizzare che la causa dell’incidenza elevata delle morti da cancro abbia a che fare con l’amianto dei cantieri ex Seaflight e con le onde elettromagnetiche del Pilone, aree queste ultime, oggi, tanto contese quanto inutilizzate ed abbandonate alla mercè di chicchessia (persone ed animali). Niente paura, oggi in queste aree l’amianto contenuto nei pannelli di eternit posti a copertura degli ex cantieri Seaflight è stato smaltito, mentre i fili del Pilone sono stati da tempo tolti, ma come spiegherò innanzi gli effetti della loro presenza si possono palesare anche a distanza di 40 anni.           
Per quel che riguarda l’amianto occorre precisare che, con la legge n. 257 del 1992, è stata vietata nel nostro Paese l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, prodotti di amianto o contenenti amianto. La disciplina in questione è così drastica nel sancire il divieto, che si potrebbe avere l’impressione di essere, ormai, al sicuro dal pericolo amianto. Purtroppo così non è stato e non lo è ancora.
L’amianto disseminato sul territorio non si può far scomparire, non a caso la parola amianto deriva da “asbestos” che in greco significa perpetuo ed inestinguibile.
L’amianto (o asbesto) è un minerale che si trova in natura sotto forma fibrosa. Le fibre di cui è composto possono avere un diametro più piccolo di quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare e la loro inalazione può provocare malattie gravi, quali: asbestosi, mesotelioma, carcinomi polmonari, tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e di altre sedi.
Le patologie causate dalla respirazione di fibre di amianto sono tutte caratterizzate da tempi di latenza molto lunghi. Dall’esposizione al manifestarsi della malattia possono trascorrere diverse decine di anni.
In altre parole, anche se l’amianto oggi scomparisse del tutto dalla superficie terrestre, dovrebbe passare, comunque, molto tempo (circa quarant’anni) prima di poter stimare il numero complessivo delle sue vittime.
Non esiste una soglia minima di rischio nell’esposizione ad amianto, anche una sola, infinitesimale fibra può provocare, in chi la inali – e ciò anche a distanza di decenni – mesotelioma (soprattutto pleurico e peritoneale).
PER TUTTE LE PATOLOGIE PROVOCATE DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO NON ESISTE A OGGI ALCUNA TERAPIA, E TUTTE SONO MORTALI.
Tutt’altro discorso bisogna fare per le onde elettromagnetiche, in quanto il dibattito circa l’influenza delle stesse sulla nostra salute permane vivace e controverso e provoca ricorrenti allarmismi nell’opinione pubblica, frastornata dai presunti rischi cancerogeni incombenti nei pressi di una linea elettrica.
Le radiazioni elettromagnetiche, in base alla loro frequenza, si dividono in radiazioni non ionizzanti e radiazioni ionizzanti. Sgombriamo subito il campo da queste ultime, come ad esempio i raggi X e le radiazioni gamma sicuramente cancerogeni, perché si tratta di radiazioni in grado di trasferire agli elettroni presenti negli atomi della materia colpita, un’energia superiore a quella che li lega al loro atomo di appartenenza, distaccandoli. A causa di tale distacco l’atomo non risulterà più elettricamente neutro, perché è stato alterato l’equilibrio tra le cariche positive del nucleo, rappresentate dai protoni e le cariche negative degli elettroni, dando origine a uno ione. Quando una radiazione elettromagnetica possiede un’energia tale da colpire la materia producendo ioni,
prende il nome di radiazione ionizzante, ed è in grado di innescare la cancerogenesi.
Quando, invece, le radiazioni elettromagnetiche non hanno energia sufficiente a staccare le cariche elettriche dall’atomo, vengono definite radiazioni non ionizzanti, che oggi presentano un vasto campo di applicazioni, in continuo aumento. Basti pensare agli impieghi dell’energia elettrica, alle onde radiotelevisive, ai radar, alle apparecchiature mediche (dalla marconiterapia alla risonanza magnetica), alla telefonia fissa e mobile.
Spesso l’energia emessa da tali sorgenti non viene completamente utilizzata, ma si distribuisce in quantità variabile nell’ambiente, innalzando anche considerevolmente i valori del fondo elettromagnetico naturale dato da sorgenti come il sole, i fulmini e i raggi cosmici.
Da tempo la ricerca scientifica si è intensamente attivata per scoprire se l’esposizione alle radiazioni non ionizzanti comporti dei rischi per la salute, in particolar modo se possa provocare l’insorgenza di tumori. Ma i risultati di questa infinità di ricerche non consentono, ad oggi, di affermare con certezza, ma neanche di escludere con altrettanta certezza, l’esistenza di tali rischi.
Siccome questa incertezza scientifica è causa di crescente apprensione nell’opinione pubblica fino a provocare reazioni emotive esagerate rispetto ai dati in nostro possesso, gli scienziati consigliano di predisporre misure preventive anche in assenza di prove certe sui danni alla salute, specie per le esposizioni a lungo termine. In presenza, quindi, di studi discordanti, fra chi sostiene l’innocuità e chi la pericolosità dei campi elettromagnetici, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia di applicare il cosiddetto “principio di precauzione”.
Al giorno d’oggi, pertanto, anche se la probabilità di ammalarsi di cancro a seguito dell’esposizione ad onde elettromagnetiche non è stata scientificamente accertata, tuttavia non si può neanche escluderlo con certezza assoluta. Tuttavia la mancanza di conoscenze scientifiche certe non deve rappresentare un alibi per rinviare le misure di prevenzione, secondo il già citato principio di precauzione, in base al quale si possono adottare subito provvedimenti per la protezione dalle onde elettromagnetiche non ionizzanti.
Da quanto sopra emerge che, mentre è sicuro che l’amianto contenuto nei pannelli di eternit posti a copertura dei cantieri Seaflight – da tempo smaltito ma i cui effetti possono protrarsi per decenni – può costituire la causa di molte patologie neoplastiche mortali, altrettanto non si può dire per le onde elettromagnetiche portate dai fili del Pilone – da qualche decennio rimossi -, ma non per questo non vale il vecchio detto “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.
E’ ovvio, però, che per dimostrare il nesso causale tra le patologie neoplastiche – cause di parecchi decessi soprattutto nella zona nord di Torre Faro – e la presenza in passato dei suddetti fattori scatenanti sarebbe opportuno fare ulteriori approfondimenti che esulano dalle competenze di chi scrive, ma che sicuramente non possono non riguardare l’incidenza che le suddette patologie hanno sulla mortalità nel resto del territorio, quantomeno, del Comune di Messina.
Forse è troppo proporre una “class action”, ma sicuramente un risposta a questa gente è dovuta. 


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