Monthly Archives: Novembre 2012

Torre Faro il paese dello “scirocco”

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Un’ incredibile “sciroccata” si è abbattuta stamane su Torre Faro, non a caso denominato il paese dello scirocco. Il termine, derivato di scirocco, è inteso nei dizionari italiani come di persona confusa, stordita, imbambolata, o che si comporta in maniera stravagante e incomprensibile, ma per gli abitanti dell’antico borgo marinaro rimane sempre quel vento caldo ed umido che, provenendo da sud-est (Siria), raggiunge un’intensità tale da far diventare il paese quasi spettrale.
Seri danni hanno subito alcune imbarcazioni, sorprese dalla tempesta di vento ancora agli ormeggi, ed alcuni manufatti presenti nella zona costiera ionica del paese, dove, addirittura, un’enorme falda di copertura si è staccata da una tettoia, andando ad abbattere alcuni pali dell’impianto di illuminazione della “via Circuito” che, per tale motivo, è stata chiusa per alcune ore al transito dei veicoli.
Unico dato, se si può dire, “positivo” di questa maestosa sciroccata è il parziale riempimento con la sabbia dei manufatti realizzati, anni or sono – nell’ambito del progetto di recupero dell’area di “Capo Peloro” -, per la formazione delle dune che da tempo dovrebbero contribuire a rendere più mediterranea la “macchia” ivi esistente.
Se coloro che hanno progettato la sistemazione dell’area di “Capo Peloro” pensavano di realizzarla con l’aiuto delle forze della natura, certamente, avremo una bella zona costiera orlata da dune e macchia mediterranea ed un paese distrutto alla mercè di tanti “sciroccati”, nel senso non derivato del termine.                 

Redditometro-redditest, una vera e propria incognita e un danno per molti

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Stante le recenti novità introdotte dall’Agenzia delle Entrate in materia reddituale, si è ritenuto opportuno pubblicare delle brevi considerazioni sull’efficacia delle stesse e, perchè no, sulla loro differente incidenza a parità di condizioni, più specificatamente, si fà riferimento all’introduzione del redditest e del nuovo redditometro. Il primo è un software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per tutti coloro che vogliano sottoporsi a un autocontrollo per essere sicuri di trovarsi in regola con il fisco, mentre il redditometro è lo strumento che, dal 2013, utilizzerà l’Agenzia delle Entrare per valutare la dichiarazione dei redditi: in definitiva, se tra il reddito dichiarato e quello presunto dall’Agenzia, c’è uno scarto maggiore del 20% scatta il controllo o la richiesta di informazioni. A tal fine, si precisa che il limite di tolleranza del nuovo sistema è sceso dal 25% al 20%.
Il redditometro utilizzerà sostanzialmente le stesse voci di spesa presenti nel redditest per valutare l’idoneità fiscale del contribuente: al momento, tuttavia, sono chiari solo alcuni dei sistemi di calcolo impliciti di questo strumento, ma non altri.Ci si riferisce, per esempio, al caso in cui uno stesso importo di spesa, spostato da una voce all’altra, può fare cambiare il risultato del test da congruo a non congruo.
Il funzionamento del software, infatti, è complesso e comprende dei sistemi di calcolo non visibili, inseriti dai tecnici che l’hanno elaborato, che cambiano da un bene all’altro. Se si prova a inserire nel redditest una spesa di 5000 euro per le vacanze e poi si prova a spostarla su un altro bene (per esempio un bene per la casa o un gioiello), il risultato finale può cambiare. Questo perchè un bene per la casa o un gioiello vengono considerati, dai sistemi di calcolo impliciti, come un investimento pluriennale, mentre una vacanza è una spesa che esaurisce subito la sua utilità. Un ragionamento questo che sembrerebbe corretto, ma che tuttavia non allontana i dubbi legittimi dei contribuenti i quali possono, legittimamente, avere tra loro diverse priorità.
Il problema di fondo è che la serie dei calcoli e dei parametri impliciti si basano solamente su ipotesi di spesa elaborate dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate che, certamente, non corrispondano alla realtà. Il sistema, inoltre, non è in grado di calcolare la capacità dell’abbassamento delle spese, per esempio, nella gestione di una barca di medie-piccole dimensioni, dove il proprietario, pur di non abbandonare i suoi momenti di svago in mare, abbatte i costi di manutenzione del bene, rinviando i lavori o occupandosene personalmente quasi a costo zero.
Stesso discorso può farsi su un’altra variabile: si vuole, per esempio, vendere la barca per paura di non essere congruo col fisco, ma non ci si riesce.
In definitiva, se da un certo punto di vista l’idea di un redditometro che vuole analizzare il rapporto tra la spesa e il reddito di un cittadino sembra una buona idea, dall’altro non vi è dubbio che le variabili implicite al sistema costituiscono un potenziale punto debole dello stesso. Si tratta, infatti, di calcoli stimati che non è e non sarà mai possibile sapere quanto corrispondano alle abitudini di spesa dei contribuenti.
Concludendo, il problema dell’evasione non si può affrontare inventando dei software che non possono assolutamente tenere conto delle abitudini e/o delle priorità di tutti i contribuenti, ma si risolve semplicemente diminuendo drasticamente la tassazione, considerati i livelli oramai raggiunti, obbligando, così, i contribuenti a dichiarare  tutto, pena la chiusura dell’attività e/o la perdita del posto di lavoro.   

Percorso naturalistico (lago di Faro) peggio di un letamaio

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E’ vero, molte delle cose che non vanno nel nostro paese possono addebitarsi a sedicenti amministratori che, in realtà, non si sono mai spesi più di tanto per il nostro territorio, ma altrettanto vero è che neppure noi abbiamo reso loro il compito più facile, magari occupando – metaforicamente parlando – quegli spazi abbandonati da chi ha il compito di curarli e custodirli. A tal proposito, non si può fare a meno di citare il percorso naturalistico creato attorno al lago di Faro, oramai, diventato regno incontrastato di passeggiatori di cani che ritengono di aver trovato il posto giusto per far fare i bisogni ai propri animali senza poi raccoglierne gli escrementi. Fare una passeggiata attorno a questo percorso è diventato, più che impossibile, una vera e propria gara di slalom che, inevitabilmente, distrae gli imperterriti camminatori dalle bellezze dei luoghi.
Insomma, il luogo è bello, gli amministratori non fanno niente per migliorarlo e mantenerlo, ma la gente ancora non ha una cultura del rispetto del territorio che, in qualche modo, sopperisca alla suddetta mancanza.   

La storia infinita del Ponte sullo Stretto di Messina

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Con il Decreto-legge 2 novembre 2012, n. 187 recante “Misure urgenti per la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la Società Stretto di Messina S.p.A ed in materia di trasporto pubblico locale” il governo Monti ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni finanziarie.
Tale decisione, a dire di chi ci governa, sarebbe motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale e, peraltro, sarebbe in linea con la proposta della Commissione Europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei, uniche opere che possono godere del co-finanziamento comunitario. Rassicura, comunque, il governo che il mancato raggiungimento di una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, comporterebbe la revoca ex lege dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%.
Orbene non vi è dubbio che questa della proroga non è la strada più conveniente, non solo per coloro che abitando quei luoghi dovranno sopportare l’invadenza, a tutti i livelli, di questa mega struttura, ma anche  per tutta la nazione che dovrà sopportare un’opera dai costi elevatissimi e forse tecnicamente irrealizzabile. Non vi è dubbio che la decisione presa dal governo Monti persegue la linea delle passate gestioni in cui il denaro pubblico veniva, inutilmente, sperperato.
La verità vera è che anche questo governo, accreditato di certa moralità e correttezza, ha ceduto alle pressioni delle lobby che sono a favore dell’opera e di quel pezzo della maggioranza che ha sostenuto per anni questo assurdo progetto.
Tenere in piedi per altri due anni il progetto del Ponte, in definitiva, significa continuare a pagare studi e magari costruire inutili opere di collegamento a un opera che, forse, mai verrà costruita.
Sperperate gente sperperate


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