Redditometro-redditest, una vera e propria incognita e un danno per molti

Redditometro-redditest, una vera e propria incognita e un danno per molti

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Stante le recenti novità introdotte dall’Agenzia delle Entrate in materia reddituale, si è ritenuto opportuno pubblicare delle brevi considerazioni sull’efficacia delle stesse e, perchè no, sulla loro differente incidenza a parità di condizioni, più specificatamente, si fà riferimento all’introduzione del redditest e del nuovo redditometro. Il primo è un software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per tutti coloro che vogliano sottoporsi a un autocontrollo per essere sicuri di trovarsi in regola con il fisco, mentre il redditometro è lo strumento che, dal 2013, utilizzerà l’Agenzia delle Entrare per valutare la dichiarazione dei redditi: in definitiva, se tra il reddito dichiarato e quello presunto dall’Agenzia, c’è uno scarto maggiore del 20% scatta il controllo o la richiesta di informazioni. A tal fine, si precisa che il limite di tolleranza del nuovo sistema è sceso dal 25% al 20%.
Il redditometro utilizzerà sostanzialmente le stesse voci di spesa presenti nel redditest per valutare l’idoneità fiscale del contribuente: al momento, tuttavia, sono chiari solo alcuni dei sistemi di calcolo impliciti di questo strumento, ma non altri.Ci si riferisce, per esempio, al caso in cui uno stesso importo di spesa, spostato da una voce all’altra, può fare cambiare il risultato del test da congruo a non congruo.
Il funzionamento del software, infatti, è complesso e comprende dei sistemi di calcolo non visibili, inseriti dai tecnici che l’hanno elaborato, che cambiano da un bene all’altro. Se si prova a inserire nel redditest una spesa di 5000 euro per le vacanze e poi si prova a spostarla su un altro bene (per esempio un bene per la casa o un gioiello), il risultato finale può cambiare. Questo perchè un bene per la casa o un gioiello vengono considerati, dai sistemi di calcolo impliciti, come un investimento pluriennale, mentre una vacanza è una spesa che esaurisce subito la sua utilità. Un ragionamento questo che sembrerebbe corretto, ma che tuttavia non allontana i dubbi legittimi dei contribuenti i quali possono, legittimamente, avere tra loro diverse priorità.
Il problema di fondo è che la serie dei calcoli e dei parametri impliciti si basano solamente su ipotesi di spesa elaborate dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate che, certamente, non corrispondano alla realtà. Il sistema, inoltre, non è in grado di calcolare la capacità dell’abbassamento delle spese, per esempio, nella gestione di una barca di medie-piccole dimensioni, dove il proprietario, pur di non abbandonare i suoi momenti di svago in mare, abbatte i costi di manutenzione del bene, rinviando i lavori o occupandosene personalmente quasi a costo zero.
Stesso discorso può farsi su un’altra variabile: si vuole, per esempio, vendere la barca per paura di non essere congruo col fisco, ma non ci si riesce.
In definitiva, se da un certo punto di vista l’idea di un redditometro che vuole analizzare il rapporto tra la spesa e il reddito di un cittadino sembra una buona idea, dall’altro non vi è dubbio che le variabili implicite al sistema costituiscono un potenziale punto debole dello stesso. Si tratta, infatti, di calcoli stimati che non è e non sarà mai possibile sapere quanto corrispondano alle abitudini di spesa dei contribuenti.
Concludendo, il problema dell’evasione non si può affrontare inventando dei software che non possono assolutamente tenere conto delle abitudini e/o delle priorità di tutti i contribuenti, ma si risolve semplicemente diminuendo drasticamente la tassazione, considerati i livelli oramai raggiunti, obbligando, così, i contribuenti a dichiarare  tutto, pena la chiusura dell’attività e/o la perdita del posto di lavoro.   

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