Monthly Archives: Giugno 2014

Immigrati mantenuti e senza nessuna prospettiva. Perchè non utilizzarli?

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E’ notizia, oramai, risaputa da tutti, che il costo di mantenimento per ogni immigrato sbarcato sulle nostre coste si aggira attorno ad € 45,00 al giorno, importo questo da non confondere con gli ulteriori costi che lo Stato Italiano deve affrontare per sostenere l’operazione “Mare Nostrum” e che, in questa sede, non si osa nemmeno quantificare, visto che andrebbero considerate anche le spese per l’eventuale espulsione degli “indesiderati”, quelle per il controllo delle frontiere ed, infine, quelle per la cooperazione con i paesi terzi finalizzata ad arginare il fenomeno. Come è facile dedurre, i costi sono talmente alti che occorrerebbe un’autonoma voce di bilancio e non capitoli di spesa ricompresi – forse non a caso – nei bilanci delle varie amministrazioni “interessate”. La formazione di un autonomo e consistente bilancio su questa spesa, forse, provocherebbe la reazione del popolo, non tanto per la sottrazione di risorse che potrebbero andare a vantaggio dello stesso, quanto per il fatto che, comunque, in tutta questa situazione c’è sempre il furbetto “italiano” di turno che, certamente, ci guadagna. Si pensi a tutto l’apparato “non statale” che opera, magari sotto l’egida del volontariato, all’interno della macchina organizzativa dell’accoglienza agli immigrati.
Detto questo, ritornando al costo giornaliero di mantenimento degli immigrati nel nostro paese, appare lecito farsi una domanda: perchè questi immigrati, una volta rifocillati, non possono essere utilizzati, magari dagli enti territoriali – che in ogni caso sono quelli che provvedono al loro mantenimento con i centri di accoglienza locali -, in attività dove vi è carenza di manodopera e così compensare il costo di quel mantenimento giornaliero che lo Stato Italiano, in ogni caso, garantisce loro?
Dopotutto, tra le altre legittime aspettative degli immigrati, vi è anche quella di trovare un lavoro per potersi mantenere. Oggi, purtroppo, si vedono solo immigrati mantenuti che non fanno altro che vagabondare per le vie della città, elemosinando qua e la qualche spicciolo, mentre, per esempio, nella città di Messina, a dire dei nostri amministratori, manca la manodopera che garantisca la pulizia e la scerbatura delle strade cittadine e di periferia.

Riprende vita il progetto del “parcheggio a raso” alle Torri Morandi di Torre Faro

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Con l’annuncio dell’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Nico Torrisi, relativo ad un finanziamento di 60 milioni di euro nel settore dello sviluppo urbano sostenibile, da ripartire tra quaranta comuni della Regione Sicilia, soprattutto, tra quelli con popolazione superiore ai 30 mila abitanti, riprende vita l’oramai abbandonato progetto del “parcheggio a raso di Torre Faro”, una di quelle opere di cui si è sempre discusso in questo Blog, ma, in realtà, mai prese nella giusta considerazione dalle amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi. Ad onor del vero è notizia di questi giorni che la giunta Accorinti avrebbe ripreso la pratica per il finanziamento di questa “infrastruttura”, per la cui realizzazione occorrerebbero circa 3,6 milioni di euro, ma è pur vero che non si sarebbe parlato dell’attuazione della ZTL, tassello questo altrettanto indispensabile per il completamento di quel progetto di viabilità che, unitamente alla realizzazione della suddetta opera, dovrebbe liberare il villaggio di Torre Faro dalla bolgia infernale del traffico veicolare estivo.

Prove d’incendio e di viabilità a Torre Faro

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Se è vero come è vero che il buon giorno si vede dal mattino, non è difficile immaginare quali saranno le problematiche che affliggeranno il villaggio di Torre Faro durante la stagione estiva, oramai, alle porte. A dire il vero sono le “solite problematiche” che la redazione di questo Blog ha sempre denunciato e che tutte le amministrazioni che si sono succedute nel corso dell’ultimo decennio non hanno mai voluto risolvere, nonostante ne avessero e ne hanno piena consapevolezza.
Come ogni anno anche quest’anno (precisamente oggi) – non siamo nemmeno all’inizio della stagione – una parte dell’area sottostante al Pilone è stata teatro di un’incendio che, fortunatamente, grazie ad una lieve brezza di grecale, non si è propagato verso la fitta selva di sterpaglie ed erbacce che invadono il resto della stessa. L’intervento dei Vigili del Fuoco, peraltro, è stato reso vano dal traffico veicolare e dal parcheggio selvaggio che non hanno consentito loro di raggiungere il rogo. Nulla, infatti, i soccorritori hanno potuto fare, se non controllare il fuoco ed aspettare che si spegnesse da solo.
A Torre Faro la pulizia/scerbatura dell’area Seafligth-Pilone e, soprattutto, l’attuazione nel periodo estivo della ZTL, come sempre, rimangono e rimarranno argomenti di attualità, almeno, sino a quando qualcuno non deciderà di affrontarli.    
Non vi è dubbio che quanto accaduto debba servire da monito a coloro che amministrano la cosa pubblica, affinchè prevengano tali eventi che, solo per pura coincidenza – facendo gli scongiuri -, fino ad ora, non hanno portato a conseguenze più gravi e drammatiche.

    

Torre Faro ed il paese che vorremmo

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Quando faccio certi discorsi (critici) sul nostro paese o, meglio, su quelli che ci amministrano, dopo, penso sempre di esagerare, ma quando capita che questi discorsi li fanno altri a me, allora penso di non esagerare affatto, anzi mi convinco di essere troppo spesso remissivo, forse per non cadere nella trappola del facile disfattismo e diventare, così, il solito demagogo che sbraita, spesso con il consenso del popolo, contro l’avversa parte politica.
Ebbene, qualche giorno fa accadeva che una turista – almeno così si presentava ma sembrava più una giornalista – mi chiedesse informazioni sul nostro villaggio ed imbastisse una discussione sulle bellezze naturali dello stesso, cosa questa che non poteva fare altro che lusingarmi. Non avrei mai pensato, però, che questa piacevole discussione si potesse trasformare in una severa e, a dire il vero, fastidiosa critica alla popolazione locale, colpevole, a dire della spavalda visitatrice, di essere troppo disinteressata alla gestione del proprio territorio, nonché arrendevole e spesso compiacente con i suoi amministratori. In buona sostanza, incalzava la straniera, una cosa sono le bellezze del luogo, un’altra tutto ciò che le dovrebbe circondare e che nella fattispecie non sussisterebbe.
Quanto accaduto impone a tutti noi una riflessione sul paese che realmente vorremmo, per potere smentire, così, l’arrogante turista. Più semplicemente vorremmo:              
– UN PAESE DOVE OGNUNO POSSA ESPRIMERE IL PROPRIO VOTO LIBERAMENTE E SENZA ESSERE SOTTOPOSTO A VILI ED INCONSISTENTI RICATTI;
– UN PAESE DOVE IL TURISMO DIVENTI L’ELEMENTO TRAINANTE PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA;
– UN PAESE DOVE TUTTE LE ASSOCIAZIONI SVOLGANO LA PROPRIA ATTIVITA’ LIBERAMENTE E SENZA CONTINUI CONDIZIONAMENTI POLITICI;
– UN PAESE DOVE I GIOVANI, PER LAVORARE E REALIZZARSI, NON SIANO COSTRETTI ANCORA OGGI AD EMIGRARE;
– UN PAESE DOVE LE RISORSE CULTURALI, AMBIENTALI E PAESAGGISTICHE SIANO VALORIZZATE E TUTELATE, AL FINE DI FARLE DIVENTARE UN BENE PREZIOSO E IMPRESCINDIBILE PER LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE E CULTURALE;
– UN PAESE DOVE CI FOSSERO ADEGUATE STRUTTURE PUBBLICHE SUFFICIENTI A SODDISFARE LE ESIGENZE DI TUTTI COLORO CHE DESIDERANO PRATICARE ATTIVITA’ SPORTIVE, RICREATIVE E CULTURALI;
– UN PAESE UNITO, UN PAESE MODERNO, MA, AL TEMPO STESSO, FORTEMENTE LEGATO AI VALORI DELLA PROPRIA TRADIZIONE.

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