Author Archives: Torre Faro Blog

Torre Faro ed il paese che vorremmo

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Quando faccio certi discorsi (critici) sul nostro paese o, meglio, su quelli che ci amministrano, dopo, penso sempre di esagerare, ma quando capita che questi discorsi li fanno altri a me, allora penso di non esagerare affatto, anzi mi convinco di essere troppo spesso remissivo, forse per non cadere nella trappola del facile disfattismo e diventare, così, il solito demagogo che sbraita, spesso con il consenso del popolo, contro l’avversa parte politica.
Ebbene, qualche giorno fa accadeva che una turista – almeno così si presentava ma sembrava più una giornalista – mi chiedesse informazioni sul nostro villaggio ed imbastisse una discussione sulle bellezze naturali dello stesso, cosa questa che non poteva fare altro che lusingarmi. Non avrei mai pensato, però, che questa piacevole discussione si potesse trasformare in una severa e, a dire il vero, fastidiosa critica alla popolazione locale, colpevole, a dire della spavalda visitatrice, di essere troppo disinteressata alla gestione del proprio territorio, nonché arrendevole e spesso compiacente con i suoi amministratori. In buona sostanza, incalzava la straniera, una cosa sono le bellezze del luogo, un’altra tutto ciò che le dovrebbe circondare e che nella fattispecie non sussisterebbe.
Quanto accaduto impone a tutti noi una riflessione sul paese che realmente vorremmo, per potere smentire, così, l’arrogante turista. Più semplicemente vorremmo:              
– UN PAESE DOVE OGNUNO POSSA ESPRIMERE IL PROPRIO VOTO LIBERAMENTE E SENZA ESSERE SOTTOPOSTO A VILI ED INCONSISTENTI RICATTI;
– UN PAESE DOVE IL TURISMO DIVENTI L’ELEMENTO TRAINANTE PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA;
– UN PAESE DOVE TUTTE LE ASSOCIAZIONI SVOLGANO LA PROPRIA ATTIVITA’ LIBERAMENTE E SENZA CONTINUI CONDIZIONAMENTI POLITICI;
– UN PAESE DOVE I GIOVANI, PER LAVORARE E REALIZZARSI, NON SIANO COSTRETTI ANCORA OGGI AD EMIGRARE;
– UN PAESE DOVE LE RISORSE CULTURALI, AMBIENTALI E PAESAGGISTICHE SIANO VALORIZZATE E TUTELATE, AL FINE DI FARLE DIVENTARE UN BENE PREZIOSO E IMPRESCINDIBILE PER LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE E CULTURALE;
– UN PAESE DOVE CI FOSSERO ADEGUATE STRUTTURE PUBBLICHE SUFFICIENTI A SODDISFARE LE ESIGENZE DI TUTTI COLORO CHE DESIDERANO PRATICARE ATTIVITA’ SPORTIVE, RICREATIVE E CULTURALI;
– UN PAESE UNITO, UN PAESE MODERNO, MA, AL TEMPO STESSO, FORTEMENTE LEGATO AI VALORI DELLA PROPRIA TRADIZIONE.

Elezioni Europee 2014 – Impressioni di gente di strada

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Quella conclusasi ieri può, certamente, considerarsi una delle campagne elettorali più abominevoli che la storia del nostro paese possa ricordare. Non a caso i leaders dei diversi partiti, in modo particolare, quelli di maggioranza, si sono dati battaglia a colpi di insulti, parolacce e sbeffeggi, dimenticando spesso il ruolo ricoperto e soprattutto di proporre soluzioni alle varie problematiche che fino ad oggi hanno impedito e/o, quantomeno, rallentato quell’Unione Europea che i Padri Fondatori avevano progettato.
Ed infatti, l’imbonitore Renzi, dal palco di piazza Signoria a Firenze, oltre a dichiarare di non volere prendere lezioni da Grillo, è in grado solo affermare che tra quelli che sono lì (in Italia) da 20 anni (Berlusconi) e chi sa dire solo vaffa (Grillo), ci sarebbero solamente loro, citando, forse inopportunamente ed ingenuamente – vista la “ricorrenza” del 23 maggio – la non beneaugurante frase conclusiva “Il futuro è cosa nostra”.
Dal palco di piazza San Giovanni a Roma, invece, l’urlatore Grillo è capace solo di proporre “processi sul web” contro politici, giornalisti e imprenditori, con conseguenti “sputi digitali”, ma solo per divertirsi un po’, mentre l’amicone Casaleggio, che non condividerebbe l’uscita dall’euro, invitava la folla ad inneggiare a Enrico Berlinguer, affinchè sentano coloro che, impropriamente, utilizzerebbero il suo nome, innalzandolo a propria bandiera.
Per Berlusconi, invece, Grillo speculerebbe, forse non a torto, sulla disperazione dei cittadini che si trovano in difficoltà, paragonandolo ad un “aspirante dittatore” – che assomiglierebbe più a Robespierre, Stalin, Pol Pot e Hitler – che non si dovrebbe prendere a ridere, ma di cui si dovrebbe avere solamente paura.
In sostanza, questa è stata la campagna elettorale per le europee condotta dai leaders dei partiti di maggioranza che, certamente, non lascia ben sperare e che, sicuramente, non incontra il favore di quella gente – non poca – che non si sente rappresentata da alcuno di essi.
E’ probabile che anche questa volta l’astensionismo la farà da padrone.  

A Torre Faro per gli anziani “zero” impegno sociale

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Anche per questo Blog è giunto il momento di trattare un argomento di rilevante carattere sociale, da tempo trascurato a causa “forse” della grave situazione politico-economica che attanaglia il nostro “Bel Paese”, che induce a far discutere – magari non a torto – di ben altro. Ci si riferisce proprio agli anziani che, almeno, nel nostro villaggio hanno da sempre vissuto, e tuttora vivono, una situazione disagiata, soprattutto, dal punto di vista aggregativo. Non a caso in paese non esistono spazi ricreativi che consentano alle terze età di trascorrere, in maniera più o meno spensierata, le lunghe ed interminabili giornate invernali. Sebbene, l’iniziativa si trovi nelle mani di qualche piccola realtà associativa e dei vari luoghi d’incontro all’aperto (U Lantinninu, U Palazzeddu, le varie Piazzette e lo spazio antistante il “mai ex” Infopoint Turistico di Torre Faro) – questi ultimi di certo non fruibili nella stagione invernale -, è fuor di dubbio che l’amministrazione debba cominciare a pensare di risolvere questa locale problematica che costituisce, non solo la violazione di un sacrosanto diritto in un moderno stato sociale, quale dovrebbe essere l’Italia, ma soprattutto la violazione del principio d’uguaglianza, stante la diversità di trattamento, magari, tra realtà contigue.                    

A Torre Faro in via Canalone liquami a cascata

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Una lamentela accorata è giunta a questo Blog da parte di alcuni abitanti della zona che da tempo manifestano il loro disagio per la fuoriuscita di copiosi liquami dalla conduttura posta sotto il ponte che sovrasta il canale di collegamento tra il lago di Ganzirri ed il mare, nei pressi della via Canalone di Torre Faro. Ed infatti, da diverso tempo, soprattutto durante le precipitazioni meteoriche, dalla suddetta conduttura fuoriescono enormi quantità di maleodoranti liquami che, oltre a rendere l’aria nauseabonda ed irrespirabile, impediscono la navigazione nel suddetto tratto di canale.
La protesta pervenuta alla redazione del blog vuole essere l’ennesimo richiamo ed un ulteriore grido di allarme per le cattive condizioni igienico-sanitarie dei luoghi, con la speranza che, finalmente, si possa prendere in considerazione un’istanza formulata e rimasta inascoltata da anni che, tuttavia, necessita di una risposta immediata.

Guarda il video non crederai ai tuoi occhi




Torre Faro una discarica a cielo aperto

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Un chilometro e mezzo di strada “senza parole” tra il Pilone e l’Istituto Postetelegrafonici.
Non solo disservizio, ma soprattutto “inciviltà”


L’evasione fiscale e l’annullamento del sistema che la sostiene

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Il problema dell’evasione fiscale è un argomento importante e di grande attualità nel dibattito politico del nostro paese, per via dei suoi molteplici effetti negativi sull’economia.
Le posizioni per quanto riguarda le contromisure sono le più varie, ma si possono sintetizzare essenzialmente nelle seguenti due, peraltro, estremamente contrapposte.
La prima è quella secondo la quale si dovrebbe fare in modo che tutti paghino le tasse per, poi, vedersele ridotte, ovvero quando l’evasione sarà sconfitta, o perlomeno diminuita, le tasse potranno essere ridimensionate per tutti e, qundi, solamente a posteriori. I sostenitori di questa posizione ritengono, pertanto, che un maggiore impegno sia necessario da parte dello Stato nel colpire gli evasori fiscali aumentando la vigilanza e il controllo e inasprendo l’ammenda pecuniaria per gli evasori scoperti, come misura deterrente e repressiva.
L’altra è quella secondo la quale si dovrebbero pagare meno tasse per fare in modo che tutti le paghino, ovvero un modo per contrastare l’evasione fiscale sarebbe proprio quello di abbassare le aliquote a priori. In questo modo si otterrebbe un ampliamento della base imponibile, poiché i contribuenti, trovandosi a dover pagare tasse ridotte, sarebbero meno invogliati a correre rischi relativi ad accertamenti fiscali o sanzioni pecuniarie, ma stimolati a versare all’Erario.
Orbene, dato per scontato che entrambi i metodi non sono idonei a far recuperare, in maniera certa e determinata, le tasse evase, non vi è dubbio che solo il secondo possa favorire una veloce ripresa economica, ovviamente attraverso la predisposizione di un’idonea legislazione che, oltre ad obbligare al rilascio della documentazione fiscale, garantisca la certezza delle pene che, in ogni caso, non devono essere commisurate alla gravità della violazione commessa.

Diventa anche tu cittadino attivo

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Quando l’amministrazione non agisce o non interviene per risolvere un problema, di qualsiasi natura esso sia, non restare passivo!
Nel momento in cui assisti ad un’illegittima azione od omissione anche della pubblica amministrazione, puoi informare immediatamente la redazione di Torre Faro Blog, inviando una mail, corredata da eventuale documentazione fotografica, a blog@torrefaro.it.
Quando non sei del tutto sicuro dell’illegittimità dell’azione od omissione della quale sei venuto a conoscenza, puoi inviare, comunque, una segnalazione a Torre Faro Blog, inviando una mail, corredata da eventuale documentazione fotografica, a blog@torrefaro.it, semplicemente illustrando i fatti e chiedendo una verifica della situazione. L’importante è scrivere o riferire sempre la verità, con precisione, attenendosi scrupolosamente ai fatti accaduti, senza sfumature polemiche o commenti personali.
Diventare cittadino attivo, oltre che segno di grande civiltà, significa voler contribuire in prima persona al cambiamento.
La redazione di Torre Faro Blog 

Tanto per non dimenticare il “non senso civico”

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Ecco come si presenta il tratto di strada adiacente il Pilone di Torre Faro, da sempre considerato un territorio da tutelare a tutti i costi, ma, in realtà, bistrattato da tutte le amministrazioni che si sono succedute nel corso dell’ultimo decennio, le quali si sono interessate “a parole” allo stesso solo nel momento in cui è stato necessario sostenere le proprie campagne elettorali.
Ora, a parte il discorso riguardante lo smaltimento dei rifiuti che, come è evidente, trasbordano dai cassonetti, probabilmente, a causa di ritardi dovuti all’organizzazione del servizio di raccolta – piaga questa apparentemente incurabile – da parte della società municipalizzata, quello che salta agli occhi degli sparuti visitatori è proprio lo scarso senso civico della gente che non si fa scrupoli nell’utilizzare l’area attorno ai cassonetti come centro di raccolta di cose vecchie ed inservibili, contribuendo, irresponsabilmente, ad aggravare l’inquinamento ambientale di questo stupendo territorio.
L’Amministrazione dal canto suo non reagisce, nè, tantomeno, provvede a sgomberare l’area dal materiale di risulta che, da mesi, staziona in quei luoghi.           

Perchè Torre Faro e non Cariddi?

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Molti compaesani si chiedono come mai il nostro incantevole borgo debba chiamarsi Torre Faro e non, invece, pregiarsi dell’appellativo di Cariddi, come qualche lungimirante maestro elementare, fino agli anni ’70, obbligava a scrivere nelle intestazioni dei compiti svolti dai propri scolari. D’altronde, non sono nemmeno certe le origini del nome di Torre Faro che, alcuni, farebbero discendere dalla presenza di un importante faro risalente all’età romana ed ancor prima da punti di illuminazione che servivano ad aiutare i naviganti ad attraversare lo Stretto di Messina, mentre, altri, ipotesi questa meno plausibile, farebbero derivare dal nome dei Pharii, genti greche della città di Pharis che si sarebbero spostate nella zona di Capo Peloro dalla Laconia.
In buona sostanza, nell’uno e nell’altro caso, vista l’incertezza, non potremmo mai vantare alcuna origine storica del nome e, di conseguenza, della cultura e delle tradizioni del nostro borgo. Per di più la Torre ed il Faro non sono gli unici suoi simboli e nemmeno quelli più importanti, vista l’imponenza con cui si manifesta all’attenzione degli sparuti visitatori l’attrazione principale, ossia il “Pilone”, la “Torre Eiffel” d’Italia.
Allora, non vi è dubbio che l’appellativo di Cariddi è quello che si addice di più al nostro villaggio, considerato che, dal punto di vista storico-mitologico, è menzionato, insieme a Scilla, anche nel canto XII dell’Odissea di Omero, ove si narra che Ulisse preferì affrontare Scilla per paura di perdere la nave passando vicino al gorgo Cariddi, gigantesco mostro – figlio di Poseidone e Gea – simile ad una lampreda che, con la sua immensa bocca, formava dei vortici marini capaci di inghiottire le navi di passaggio.
Senza contare il fatto, di non poca importanza, che l’eventuale nuova denominazione potrebbe consentire all’antico borgo marinaro di ottimizzare l’attività di promozione dell’offerta turistica ed incrementare lo sviluppo economico della comunità locale, in una sintesi ideale che, unendo il passato al presente, proietti il territorio di Capo Peloro verso un futuro basato su di un progetto che unisca le grandi potenzialità economiche ed imprenditoriali dello stesso con le suggestioni che provengono dalla storia e dalla mitologia che da sempre ha caratterizzato questi luoghi.

“Fiscal Compact” in pillole – attuali svantaggi per l’Italia

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In un periodo in cui si parla di “Fiscal Compact” come di un argomento apparentemente alla mercè di tutti, al punto che nel trattarlo si danno per scontate tante cose che, invece, non lo sono affatto, Questa Redazione, senza voler per questo tenere alcuna lezione di macroeconomia – che in ogni caso non è in grado di fare -, intende spiegare in breve di cosa si tratta e che vincoli impone all’Italia ed agli altri paesi membri dell’unione Europea.
Il “Fiscal Compact” è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea, entrato in vigore il 1º gennaio 2013. L’accordo, che non fa formalmente parte del corpus normativo dell’Unione europea, prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato CE, l’inserimento, in ciascun ordinamento statale (con norme di rango costituzionale, o comunque nella legislazione nazionale ordinaria), di diverse clausole o vincoli tra le quali:

1) – obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;

2) – l’impegno ad avere un deficit pubblico strutturale che non deve superare lo 0,5% del PIL e, per i paesi il cui debito pubblico è inferiore al 60% del PIL, l’1%: l’Italia, ad esempio, che ha un debito pubblico (€ 2.100,00 miliardi) superiore al 60% del PIL (€ 1.300,00 miliardi), ha un deficit pubblico strutturale costante che negli ultimi anni è variato tra l’1% ed il 0,8%, ciò significa, in primis, che la copertura delle spese statali non è mai completa (spareggio di bilancio), motivo per cui siamo costretti a chiedere ai paesi membri denaro a prestito ad interessi elevati ed, in secondo luogo, che l’indebitamento del nostro paese nei confronti dei paesi membri cresce annulamente, almeno dello 0,5% in più del limite massimo consentito (0,5%);
3) – l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza in ciascuna annualità: l’Italia, ad esempio, che ha un debito pubblico di € 2.100,00 miliardi ed un PIL di € 1.300,00 miliardi (il 60% sono € 780,00 miliardi), è obbligata a rientrare di un ventesimo (oggi € 66 miliardi e/o dell’eventuale importo superiore) all’anno dell’eccedenza (oggi € 1.320,00 miliardi e/o dell’eventuale importo superiore) accumulatasi per ciscauna annualità. E’ ovvio che per reperire questi 66 miliardi e/o l’eventuale importo superiore è necessaria una manovra periodica annuale che, certamente, non potrà fare a meno di mettere le mani nel portafoglio degli italiani, almeno per 20 anni, se tutte le cose dovessero andare per il verso giusto;
4) – l’obbligo per ogni stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate, quando non sia in grado di raggiungere altrimenti gli obiettivi di bilancio concordati;
5) – l’impegno a inserire le nuove regole in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale, che verrà verificato dalla Corte europea di giustizia;
6) – l’obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, come previsto dal Patto di stabilità e crescita; in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche. 
A modestissimo parere di chi scrive, molti paesi dell’Unione Europea, fra cui l’Italia, ancora non sono in grado di rispettare il suddetto accordo ed, ancor più, in periodi di recessione come questa, anche se qualcuno sostiene che sia, oramai, passata. Inserire nella costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenta una scelta politica, seppur corretta in linea di principio, ancora estremamente inopportuna.
Aggiungere, oggi, ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose, ovviamente, solo se i tagli riguardassero quella parte della spesa pubblica veramente necessaria per il paese. Nei momenti di difficoltà diminuisce, infatti, il gettito fiscale (per concomitante diminuzione del PIL) e aumentano alcune spese pubbliche tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno, poi, aumentare il deficit pubblico, limitando la contrazione del reddito disponibile e quindi il potere di acquisto (variabili queste che influiscono sul consumo o domanda di beni o servizi).
In definitiva, nell’attuale fase dell’economia i grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale, necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa economica già di per sé debole.


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